Sogno
di Federica Cannas
Sono le nove e dieci del mattino dell’11 settembre 1973. Nella stanza ci sono le finestre chiuse e diverse persone, tutte in silenzio. Fuori, l’aviazione ha già bombardato le antenne di due radio, e quella grazie alla quale si sta comunicando, Radio Magallanes, è l’ultima rimasta attiva. Salvador Allende sa che sta per morire. Lo sa con la lucidità di chi ha smesso di illudersi. Eppure, in quei minuti destinati a diventare eterni, parla di grandi viali che, prima o poi, si apriranno di nuovo per l’uomo libero, per costruire una società migliore. Il sogno sudamericano nasce, con una specie di beffarda perfezione, nel momento esatto in cui tutto sembra perduto.
Non è un caso che sia proprio quella frase, e non un’altra, ad aver attraversato mezzo secolo senza perdere forza. Nel marzo 2022, il giorno del suo insediamento, Gabriel Boric, primo presidente cileno nato dopo il golpe, la fa propria davanti al Cile intero, aggiungendovi una sfumatura: stiamo di nuovo aprendo le grandi alamedas per l’uomo libero, l’uomo e la donna liberi, per costruire una società migliore. Prima di pronunciare quelle parole, quel giorno, Boric aveva lasciato il tappeto rosso del corteo ufficiale per fermarsi qualche istante davanti alla statua di Allende. Un gesto non previsto da nessun protocollo, l’unico modo che aveva trovato per dire grazie all’uomo che aveva lottato fino all’ultimo per difendere la libertà e i diritti del popolo cileno. Il sogno di un uomo morto nel Palacio de la Moneda è diventato, cinquant’anni dopo, il linguaggio comune di un intero continente che si racconta il proprio futuro.
Il sogno, in Sudamerica, non è mai stato solo politica. È stato anche canto, poesia, letteratura, ed è forse lì che ha trovato le sue formulazioni più esatte. Pablo Neruda lo ha descritto come un atto capace di stare dentro un verso d’amore e dentro un comizio operaio nello stesso respiro, come se non ci fosse differenza di grammatica tra desiderare una persona e desiderare un paese diverso. Violeta Parra, in Gracias a la vida, ha trasformato la gratitudine in un manifesto. Ringraziare la vita che ti ha dato tanto, proprio mentre quella stessa vita ti sta togliendo tutto, è forse la forma più pura di sogno che si conosca, perché non nega il dolore, lo include nel bilancio e nonostante tutto dice grazie. E il realismo magico di Gabriel García Márquez ha fatto qualcosa di ancora più radicale. Ha reso il sogno la lingua quotidiana di un intero continente, il luogo dove il meraviglioso e il reale smettono di essere categorie separate, perché in Sudamerica non lo sono mai state davvero. Un uomo che sale in cielo avvolto in un lenzuolo, in Cent’anni di solitudine è la descrizione onesta di come si racconta la realtà quando la realtà stessa, ogni giorno, supera l’immaginazione.
Ma sarebbe disonesto raccontare il sogno sudamericano come una linea che sale sempre. Il sogno di Allende non ha impedito diciassette anni di dittatura, torture, desaparecidos. Il sogno di cambiamento rappresentato da Petro in Colombia si scontra oggi con la transizione verso De la Espriella, con un paese che sembra tornare a guardare a destra proprio mentre altrove quello stesso sogno prova a rigenerarsi. Il sogno latinoamericano non avanza mai in linea retta. Indietreggia, si spezza, a volte tradisce chi lo ha portato avanti. Ed è proprio per questo che va raccontato senza retorica consolatoria: la sua forza non sta nel vincere sempre, sta nel non spegnersi mai del tutto, nemmeno quando perde.
Quella mattina dell’11 settembre 1973, Allende sapeva già di aver perso. Eppure ha scelto di parlare comunque di alamedas che si sarebbero riaperte, rivolgendosi a un popolo che non avrebbe più rivisto, in un paese che stava per essere consegnato al buio. Era un atto di fede nel futuro di altri. Forse il sogno sudamericano non è mai stato la certezza di una vittoria, ma la scelta di consegnare un desiderio a chi verrà dopo, anche sapendo di non poterne vedere il compimento. È lo stesso gesto che si ripete ogni volta che, in questo continente meraviglioso e complicato, qualcuno sceglie di percorrere quei viali, pur sapendo che potrebbero chiudersi ancora.
e poi scegli l'opzione