
di Federica Cannas
Questa mattina Barcellona ha ospitato un evento inedito. Per la prima volta nella storia, Spagna e Brasile si sono seduti al tavolo di un vertice bilaterale formale. La cornice scelta è quella del Palazzo di Pedralbes, antico palazzo reale nel cuore della città catalana, dove il premier Pedro Sánchez ha atteso l’arrivo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva con l’intera delegazione ministeriale.
Dopo il protocollo militare, i lavori si sono aperti con una sessione plenaria affiancata da dieci tavoli tematici paralleli, ciascuno guidato da un ministro per parte. Sul tavolo accordi in materia di economia e commercio – la Spagna è il secondo investitore straniero in Brasile -, tecnologia, minerali critici e lotta alla violenza di genere.
Il vertice bilaterale è solo il preludio di una due giorni ancora più ambiziosa. Negli spazi della Fira de Barcelona, tra il 17 e il 18 aprile, si svolge la Global Progressive Mobilisation GPM. Oltre tremila partecipanti, più di cento eventi tra panel di esperti, workshop tematici, sessioni bilaterali e cene di lavoro. L’iniziativa è stata presentata all’ultimo congresso del Partito Socialista Europeo ad Amsterdam nell’ottobre 2025, con Sánchez e il presidente del PSE Stefan Löfven come promotori.
Sono confermati otto capi di governo oltre a Lula e Sánchez: la presidente messicana Claudia Sheinbaum, il colombiano Gustavo Petro, Yamandú Orsi dall’Uruguay, la premier lituana Inga Ruginiené, il sudafricano Cyril Ramaphosa, Mia Mottley delle Barbados e José Maria Neves di Capo Verde. Tra i rappresentanti della politica europea figura la segretaria del PD Elly Schlein. Più di quaranta sindaci da ogni continente portano la voce delle città come laboratori di governo progressista.
Sabato 18 aprile è in programma la IV Riunione in Difesa della Democrazia, forum lanciato da Brasile e Spagna nel 2024 come piattaforma di contrasto a “estremismo, polarizzazione e disinformazione”. Le prime due edizioni si erano tenute all’ONU, la terza a Santiago del Cile nel 2025. L’evento si chiude con la plenaria congiunta di Lula e Sánchez, che raccoglierà le conclusioni dei lavori dell’intero fine settimana.
Entrambi i leader hanno espresso critiche aperte all’amministrazione Trump, dalla decisione di attaccare l’Iran alle minacce di dazi punitivi, fino all’ipotesi di abbandono della NATO, ma Lula ha voluto sgombrare il campo da possibili equivoci. In un’intervista al quotidiano El País alla vigilia dell’evento ha precisato: “Questo non sarà un incontro anti-Trump”, rivendicando invece la natura propositiva e multilateralista dell’iniziativa.
Sánchez, reduce dal quarto viaggio a Pechino in tre anni e dal confronto con Xi Jinping, ha inquadrato la GPM nel solco della sua visione di una Spagna protagonista dell’ordine internazionale post-atlantico. Il suo governo ha già chiuso lo spazio aereo spagnolo agli aerei militari Usa impegnati nella guerra in Iran e ha vietato l’uso delle basi congiunte nel sud del Paese per operazioni legate al conflitto.
Gli eventi di Barcellona nascono in un momento di profonda ridefinizione degli equilibri mondiali. La crisi dell’asse transatlantico, le conseguenze della guerra in Iran, la crescita strutturale dei partiti nazional-populisti in Europa e nelle Americhe hanno spinto la sinistra internazionale a cercare una risposta organizzata. Le nuove destre hanno reti internazionali solide e molto ricche, come si legge nei documenti preparatori dell’evento: fondazioni statunitensi finanziano movimenti di destra da Madrid a Cracovia, da Roma a Berlino. L’obiettivo della GPM è costruire una rete di segno opposto.
Pol Morillas, direttore del think tank CIDOB di Barcellona, ha sintetizzato così il senso dell’iniziativa: i leader riuniti in città condividono la convinzione che il mondo non appartenga solo alle grandi potenze. Una prospettiva che, tra le macerie dell’ordine liberale post-1989, suona al tempo stesso come un programma politico e come un atto di resistenza.
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