di Federica Cannas
Buenos Aires, 1994. L’Argentina approva la nuova Costituzione, convinta di aver finalmente chiuso i conti con il proprio passato. Nello stesso anno nasce Valentina Surraco, in arte Doble Valentina, nella città che non ha mai smesso di rimettere in discussione se stessa. A nove anni comincia a fare musica con quello che ha a disposizione: una chitarra, una scheda audio e la testardaggine silenziosa di chi impara da solo, senza immaginare che un giorno avrebbe dato voce alle contraddizioni di un’intera generazione. Il suo nome d’arte nasce quasi per caso. Su Instagram il nickname “Valentina Valentina” era già occupato. Quel piccolo inconveniente digitale si trasforma però in un’intuizione. Come ha raccontato lei stessa, quel “doppio” finisce per rappresentare le molte identità che convivono nella stessa persona, le contraddizioni che ciascuno porta dentro di sé e quella complessità che il mondo di oggi, sempre più incline a semplificare tutto, sembra faticare ad accettare.
La musica di Doble Valentina è pop. Un pop che porta dentro di sé le radici del Río de la Plata, il tango che affiora come un odore antico, la bossa nova brasiliana filtrata attraverso la sensibilità rioplatense, le chitarre acustiche e la voce ipnotica e sensuale di chi sa quanto vale una canzone. Il suo secondo album, Congelamiento Global, pubblicato nel gennaio 2026 con Sony Music sotto la produzione esecutiva di Diego Torres e quella musicale di Yadam González, quattro Latin Grammy in bacheca, è composto da undici canzoni che parlano del freddo che non ci avevano annunciato. Non il riscaldamento globale, ma il congelamento dei legami umani, il gelo delle schermate, l’indifferenza filtrata dagli algoritmi. Lei stessa lo ha detto con quella precisione poetica che è il suo marchio: “Ci hanno avvertito molto sul riscaldamento globale, ma poco sul congelamento. Il freddo degli schermi, dell’indifferenza e delle relazioni filtrate dagli algoritmi. Questo disco è un appello a prenderci cura delle nostre temperature interne; così come non esiste un altro pianeta abitabile, non esiste un altro cuore.”
La politica non vive solo nelle piazze, vive nella vita stessa, vive nelle canzoni che decidono di dire la verità quando tutto intorno spinge verso la distrazione, il consumo, il like. In un’Argentina percorsa dal vento tagliente dell’ultradestra di Javier Milei, dove i diritti delle donne sono sotto attacco sistematico, dove il femminismo che aveva illuminato il mondo con la marea verde del pañuelo viene ogni giorno depotenziato, ridicolizzato, cancellato dalle istituzioni, una cantautrice che scrive Amar no está de moda, un bolero che interroga la velocità brutale con cui oggi si consumano e si scartano i legami, sta facendo un atto di resistenza culturale, anche se non ha scritto né slogan né manifesti.
L’Argentina di Doble Valentina è la stessa che porta ancora nel corpo le cicatrici della dittatura, le madres con i fazzoletti bianchi, i desaparecidos che continuano ad essere cuori presenti nelle famiglie spezzate. È il paese che ha legalizzato l’aborto nel 2021 dopo anni di lotta e che ha poi consegnato il governo a chi di quel progresso non voleva sapere nulla. In questo contesto, una donna che suona da sola, che impara la chitarra in modo autodidatta da quando ha nove anni, che produce le proprie canzoni, che si prende gli spazi, dal Luna Park a Bogotà, dalla Rolling Stone agli streaming internazionali, è già di per sé una risposta.
Tanta Inteligencia Artificial, il singolo che ha anticipato il disco, è nata nel 2022, subito dopo il lancio di ChatGPT, quando i tecno-magnates del mondo hanno cominciato a dichiarare che l’introspezione apparteneva al secolo scorso. Doble Valentina ha preso quella provocazione e l’ha trasformata in melodia, in ironia, in dolore preciso. Perché la sua musica viene sempre da un posto vivo, da qualcosa che la tocca davvero, da quella che lei chiama “confessione” e che è la condizione necessaria di ogni canzone che valga la pena ascoltare. “Se non c’è qualcosa di confessione, non so se mi interessa”, ha detto in un’intervista recente. Ed è proprio questo, la confessione come metodo, la vulnerabilità come forza, che la rende artista politica senza bisogno di autoproclamarsi tale.
Ascoltare Doble Valentina oggi, nell’Argentina di Milei e nel mondo del tecno-feudalesimo algoritmico, significa scegliere da che parte stare in modo silenzioso ma inequivocabile. Significa tenere caldo il cuore quando tutto spinge verso il freddo. E questo, in fondo, è esattamente quello che Allende sapeva. La cultura non è un ornamento del potere, ma una delle sue forme più tenaci di resistenza.
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