
di Federica Cannas
Barcellona, 18 aprile 2026 – È il vertice più atteso della due giorni progressista di Barcellona. La IV Riunione In Difesa della Democrazia si apre questa mattina, sabato 18 aprile, con una platea di circa quindici capi di stato e di governo provenienti da Europa, Africa e America Latina. Lanciata da Brasile e Spagna nel 2024 come foro per combattere l’estremismo, la polarizzazione e la disinformazione che minano la democrazia partecipativa, l’iniziativa ha già avuto le sue prime due edizioni alle Nazioni Unite e la terza a Santiago del Cile nel 2025. Oggi, alla Fira de Barcelona, arriva alla sua tappa europea.
Ad aprire i lavori è il premier spagnolo Pedro Sánchez, seduto attorno al tavolo con una quindicina di leader. Il tono è chiaro fin dalle prime parole. «Noi oggi siamo qui per guardare, ma soprattutto per rispondere», ha dichiarato Sánchez nel discorso di apertura.
La riunione si articola su tre assi prioritari: la difesa delle istituzioni e del multilateralismo, la governance digitale e la lotta alla disinformazione, e il contrasto all’estremismo e alla disuguaglianza. Il premier spagnolo ha inoltre rilanciato una sua proposta già avanzata in precedenza: la prossima segretaria generale dell’ONU dovrebbe essere per la prima volta una donna.
Sánchez ha anche annunciato che la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha offerto il proprio Paese come sede del prossimo vertice nel 2027 , un segnale politicamente significativo che arriva dopo anni di tensioni diplomatiche tra Città del Messico e Madrid.
Subito dopo le parole di benvenuto di Sánchez, prende la parola Gabriel Boric, ex presidente del Cile e uno degli ispiratori di questo formato di vertice, che oggi ricopre il ruolo di moderatore del dibattito tra i capi di stato. È la sua prima apparizione internazionale da quando ha lasciato il potere, il mese scorso, dopo che José Antonio Kast ha assunto la guida del Cile.
Boric ha definito questo vertice “un segnale di speranza molto grande” in un “momento di svolta per il mondo”, lanciando un appello a rafforzare il multilateralismo introducendo però i cambiamenti necessari per affrontare le nuove sfide globali. Con una metafora evocativa ha sintetizzato la sua visione: “La tradizione non consiste nell’adorazione delle ceneri, ma nella preservazione del fuoco.”
Uno dei cambiamenti necessari, a suo avviso, riguarda le Nazioni Unite: è tempo che siano guidate per la prima volta in ottant’anni di storia da una donna. Ha poi deplorato il “genocidio del popolo palestinese” e “l’indebolimento del multilateralismo», concludendo con un monito che ha risuonato nell’intera sala: “La democrazia non è uno stato naturale delle cose, va coltivata ogni giorno”.
La presenza di Claudia Sheinbaum è una delle novità di questa edizione e carica l’evento di un valore diplomatico aggiuntivo. È la prima volta che la presidente messicana viaggia in Europa in veste ufficiale , e lo fa a Barcellona, in quello che viene letto come un segnale di avvicinamento dopo le tensioni legate alla richiesta di scuse per la conquista dell’America. Alla sua arrivo, interpellata dai giornalisti, ha chiarito subito la posizione: “Non c’è crisi diplomatica, non c’è mai stata”, ha detto, aggiungendo che è importante che venga riconosciuta la forza dei popoli originari per la storia del proprio Paese.
Nel suo intervento al vertice, Sheinbaum ha poi elevato il tono con parole di forte contenuto valoriale: “Democrazia significa elevare l’amore sopra l’odio, coltivare la generosità invece dell’avidità, la fraternità invece della guerra. Significa che la vita non si compra, come non si comprano la libertà e la dignità dei popoli. Solo il rispetto della diversità e l’amore per gli altri renderà possibile costruire un mondo in cui tutti abbiano posto”. Ha infine indicato che la futura edizione messicana dovrebbe concentrarsi su un’economia centrata sul benessere e su una democrazia capace di rispondere alle reali necessità delle persone.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, co-fondatore dell’iniziativa insieme a Sánchez, fissa l’obiettivo fondamentale del confronto di oggi: la democrazia deve andare oltre il semplice atto del voto e portare benefici reali nella vita delle persone. È una tesi già al centro del suo discorso del giorno precedente, che qui trova la sua dimensione più istituzionale.
Lula e Sánchez sono anche uniti dalla medesima posizione sulla guerra tra USA e Israele contro l’Iran. Entrambi si sono pronunciati a favore della pace senza citare direttamente Donald Trump, e il governo spagnolo ha dichiarato chiuso il proprio spazio aereo agli aerei statunitensi usati nella guerra, vietando inoltre l’uso delle basi militari congiunte nel sud della Spagna per azioni collegate al conflitto.
Tra i partecipanti, il presidente colombiano Gustavo Petro si distingue per la durezza del suo intervento sullo scenario internazionale. “A mio avviso, sia l’aggressione all’Iran che l’estensione della guerra a tutto il Medio Oriente rappresentano il peggior passo compiuto da qualsiasi governo, al di fuori del genocidio di Gaza”, ha dichiarato Petro , che ha chiesto un processo di pace capace di mettere sul tavolo anche la questione palestinese e la soluzione dei due stati.
Il leader colombiano ha anche collegato la crisi geopolitica alla dipendenza dagli idrocarburi. “Il petrolio è ciò che sta producendo la tensione politica, il disfacimento del diritto internazionale e l’impossibilità per l’umanità di agire rapidamente per la propria esistenza”, ha avvertito, ribadendo la necessità di un ordine globale sganciato dai combustibili fossili.
Al vertice partecipano, oltre a Sánchez e Lula, i presidenti di Messico (Claudia Sheinbaum), Sudafrica (Cyril Ramaphosa), Colombia (Gustavo Petro), Uruguay (Yamandú Orsi), Irlanda (Catherine Connolly), Lituania (Inga Ruginiené), Albania (Edi Rama), Barbados (Mia Mottley) e Capo Verde (José María Neves), oltre al presidente del Consiglio Europeo António Costa. Presenti anche i vicecancellieri di Germania (Lars Klingbeil) e Austria (Andreas Babler), il vicepremier britannico David Lammy, e il sottosegretario delle Nazioni Unite Guy Ryder. Siede al tavolo anche l’ex presidente cileno Gabriel Boric, tra i fondatori del forum, pur non essendo più in carica da quando, il mese scorso, José Antonio Kast ha assunto la guida del Cile.
La sessione plenaria affronterà tre aree prioritarie: la difesa delle istituzioni e del multilateralismo, la disinformazione e le tecnologie digitali, l’estremismo e la disuguaglianza. Al termine, le conclusioni confluiranno in una dichiarazione congiunta che si vuole trasformare in una guida pratica per parlamenti e governi, con un meccanismo di follow-up nelle future convocazioni. Il discorso conclusivo sarà pronunciato dai presidenti Sánchez e Lula da Silva.
Il vertice di Barcellona segna così un passaggio dalla dimensione onusiana dell’iniziativa, costruita nelle ultime due edizioni all’Assemblea Generale dell’ONU, a una formula autonoma, con ambizioni di continuità e di impatto politico concreto. Con il Messico già pronto ad accogliere l’edizione 2027, la sfida ora è trasformare la dichiarazione di intenti in politiche coordinate capaci di rispondere all’avanzata globale delle destre.
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