di Federica Cannas
Il candidato del Pacto Histórico riconosce la vittoria di Abelardo de la Espriella nella seconda vuelta del 21 giugno, ma denuncia l’ingerenza di Trump, la compra di voti e l’uso di deepfake contro la sua campagna. Con quasi la metà del paese dalla sua parte, annuncia un’opposizione ferma e irriducibile.
Tre giorni dopo il ballottaggio, Cepeda ha pronunciato le parole che la sinistra colombiana temeva e, al tempo stesso, aspettava: “Come candidato del Pacto Histórico e dell’Alianza por la Vida, e a questo punto dello scrutinio, ho deciso di accettare il risultato che indica che Abelardo de la Espriella è il nuovo presidente della Repubblica. Lo faccio come atto di responsabilità democratica, per contribuire alla convivenza, alla pace e al dialogo tra i colombiani. Lo faccio perché crediamo profondamente nella democrazia e siamo convinti che le differenze politiche debbano risolversi mediante la partecipazione dei cittadini”.
Il riconoscimento arriva al termine di uno scrutinio estenuante, e non senza tensioni. I risultati del preconteo erano stati estremamente ravvicinati: 49,66%, ovvero 12.959.515 voti, per De la Espriella, contro il 48,70%, 12.708.695 di Cepeda. Meno di un punto percentuale, poco più di 250.000 schede a separare due Colombie che difficilmente si riconoscono l’una nell’altra.
L’accettazione di Cepeda non è stata immediata. “Ho preso questa decisione come un esercizio di responsabilità democratica, con l’obiettivo di contribuire alla convivenza, alla pace e al dialogo tra i colombiani”, ha dichiarato l’ex candidato in conferenza stampa. Una formulazione attenta, quasi chirurgica. La parola “democrazia” ripetuta come scudo e come programma.
Il riconoscimento, tuttavia, non era una capitolazione senza condizioni. “Non significa rinunciare alla verità né tacere di fronte a fatti che consideriamo gravi e che hanno segnato questa campagna presidenziale”, ha precisato. Il Pacto Histórico, di conseguenza, ha annunciato che non presenterà nuove contestazioni nell’Udienza di Scrutinio Nazionale.
Cepeda ha accettato il verdetto delle urne, ma non ha archiviato i dossier aperti durante la campagna. Tre sono le accuse che il senatore ha ribadito con forza davanti alle telecamere.
La prima riguarda l’ingerenza straniera. Cepeda ha repudiato “l’aperta e indebita ingerenza” del governo statunitense nel processo elettorale colombiano, in particolare gli interventi del presidente Donald Trump a favore della candidatura di De la Espriella. Non si tratta di un’accusa simbolica, undici legislatori del gruppo democratico del Congresso americano e dodici organizzazioni della società civile avevano già firmato, il 17 giugno, lettere indirizzate al Dipartimento di Stato e all’opinione pubblica internazionale, denunciando l’ingerenza di Trump nelle elezioni colombiane.
La seconda accusa punta alla compra di voti. Cepeda aveva già annunciato prima del ballottaggio di aver designato l’avvocato e difensore dei diritti umani Miguel Ángel del Río per avviare un’indagine sui presunti maneggi finanziari irregolari e sulla compra di suffragi durante campagna di De la Espriella. La rivista d’inchiesta Raya aveva documentato tattiche di verifica del voto attraverso fotografie del voto espresso, meccanismo che consentirebbe a presunti compratori di controllare il rispetto della “transazione”, con segnalazioni provenienti dal Cesar, da Bolívar e da Cartagena.
La terza denuncia riguarda la disinformazione digitale. Nelle settimane precedenti al ballottaggio, in rete avevano circolato video in cui Cepeda sembrava dare istruzioni per comprare voti a 100.000 pesos ciascuno. Entrambe le registrazioni erano false, i video originali erano stati alterati con intelligenza artificiale.
Al di là delle denunce, il discorso di Cepeda ha avuto un momento di intensità politica quando il senatore ha tradotto i numeri della sconfitta in una rivendicazione di forza. “Meno dell’1% dei voti separa le candidature che hanno partecipato a questa contesa. È il risultato elettorale più alto raggiunto dai settori progressisti e dai movimenti sociali in Colombia. Questo dimostra la portata del dibattito nazionale che abbiamo vissuto e l’enorme responsabilità che abbiamo di fronte al futuro del paese”, ha detto.
“Oggi siamo metà della Colombia contata nelle urne. Siamo una forza politica, sociale e culturale presente in ogni angolo del paese”. Quasi 12,7 milioni di voti non sono una minoranza residuale, sono una base da cui costruire un’opposizione organizzata. Cepeda ha anticipato che il Pacto Histórico, che dispone delle bancate più numerose sia al Senato che alla Camera dei Rappresentanti, eserciterà un’opposizione ferma e responsabile.
La legge colombiana riserva un seggio al Senato al candidato che ottiene la seconda maggiore votazione nel ballottaggio. Cepeda, dunque, tornerà nell’aula da cui era partito per la corsa presidenziale, ma con un mandato politico rinnovato dalla campagna. Ha annunciato un nuovo percorso in tutto il paese per dialogare con le comunità e costruire una grande Alianza por la Vida che proteggerà la democrazia, i diritti sociali, le riforme conquistate, la sovranità e la natura.
Ha chiarito che il movimento non accetterà l’eliminazione del salario minimo, della riforma agraria e delle pensioni per gli anziani, tra i provvedimenti più significativi approvati durante il governo Petro. “Le riforme sociali, i diritti acquisiti e i progressi raggiunti non appartengono a un governo né a una forza politica, ma al popolo colombiano”.
Sul fronte della solidarietà progressista, l’ex presidente Ernesto Samper ha appoggiato la decisione di Cepeda di riconoscere i risultati e ha proposto di costruire un Frente Amplio-Alianza por la Vida che riunisca le forze di centrosinistra che avevano sostenuto il cambiamento.
L’elezione di Abelardo de la Espriella, avvocato e imprenditore di 47 anni, privo di qualsiasi esperienza politica prima di questa campagna, e con tripla cittadinanza colombiana, statunitense e italiana, è la seconda votazione con la differenza più stretta in un ballottaggio degli ultimi trent’anni in Colombia. Il nuovo presidente dovrà confrontarsi con un Congresso in cui la sinistra è la prima forza, senza una maggioranza propria, e con un paese che ha votato per quasi la metà in favore di un progetto radicalmente diverso dal suo.
Cepeda esce dalla corsa presidenziale sconfitto ma non dissolto. Ha preservato per la sinistra colombiana qualcosa di più difficile da conquistare dei voti: la legittimità. E ha fatto sapere che tornerà. Con dodici milioni e settecentomila ragioni per credergli.
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