
È uscito il quarto numero dei Quaderni del Centro Studi Salvador Allende, “Il tempo delle destre. America Latina ed Europa di fronte alla sfida democratica”. Arriva in un momento in cui la politica, quella che cambia le vite e ridisegna i confini del possibile, sembra essersi ritirata, lasciando il campo ad una rassegnazione che è diventata, per qualcuno, una straordinaria occasione politica. Eppure è proprio in questi momenti che vale la pena provarci ancora. Con la convinzione che il presente non sia scritto e il futuro non sia già deciso.
Il titolo dice già tutto, e non si nasconde dietro eufemismi. Negli ultimi anni, su sponde opposte dell’Atlantico, le destre hanno vinto. E non per caso. Questo quaderno nasce precisamente da quel rifiuto delle spiegazioni facili. Non si tratta di una parentesi, di una reazione passeggera, di un malinteso collettivo. Si tratta di un cambio di ciclo radicato in trasformazioni profonde, economiche, sociali, culturali, che le forze progressiste hanno spesso sottovalutato o non hanno saputo leggere.
L’approccio è quello della prospettiva comparata: l’America Latina come laboratorio politico anticipatore, capace di mostrare in forma più acuta e visibile processi che in Europa si manifestano in modo più graduale. Argentina, Cile, Brasile, Ecuador, Colombia da un lato; Spagna, Portogallo, Italia dall’altro. In mezzo, un filo comune: la paura. La paura dell’insicurezza, del declino sociale, della perdita di controllo sul proprio futuro. E la capacità delle destre di trasformare quella paura in consenso, proponendo risposte semplici a problemi che non sempre sono semplici.
Il quaderno non è un atto d’accusa né un manifesto. È un tentativo onesto di capire. Perché queste destre funzionano? Quali bisogni reali intercettano? Dove hanno trovato spazio? Le domande scomode vengono poste, anche quando la risposta implica un esame di coscienza del campo progressista.
Non mancano gli strumenti critici. Il caso venezuelano viene analizzato per quello che è davvero, ossia uno specchio deformante attraverso cui si leggono, spesso strumentalmente, le possibilità e i limiti della democrazia contemporanea.
Da Cagliari, il Centro Studi Salvador Allende porta il nome di chi credette fino in fondo, fino all’ultimo, che trasformare il mondo fosse non solo possibile ma doveroso, e che la democrazia fosse lo spazio in cui quella trasformazione dovesse combattersi e vincersi. Un’eredità che non ammette distanza. Richiede presenza, studio, rischio intellettuale. La convinzione che la politica, quando è all’altezza di sé stessa, si pratichi, si difenda, si rilanci.
Questo quaderno è tutto questo. L’augurio è che possiate leggerlo con la stessa urgenza con cui è stato scritto. Perché il futuro prende forma ogni volta che decidiamo come guardare il presente.
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