
di Federica Cannas
4.413.636 voti al Senato. 4.338.702 alla Camera. L’8 marzo 2026, il Pacto Histórico, la coalizione che quattro anni fa ha portato la sinistra per la prima volta al potere in Colombia, ha vinto. E ora punta alla Presidenza.
L’uomo chiamato a raccogliere quel mandato è Iván Cepeda Castro. Sessantatré anni. Senatore, difensore dei diritti umani. Un nome che porta il peso di un sogno a lungo considerato impossibile.
Candidato del Pacto Histórico, Cepeda punta alla Casa de Nariño con l’obiettivo di dare continuità e nuovo slancio al governo più trasformativo della Colombia moderna. Il voto del 31 maggio dirà se il paese è pronto a confermarlo.
Nasce a Bogotá il 24 ottobre 1962 in una famiglia che ha pagato con il sangue la propria fede politica. Sua madre, Yira Castro, fu dirigente comunista e consigliera comunale di Bogotá, morta nel 1981. Suo padre, Manuel Cepeda Vargas, era un parlamentare della Unión Patriótica, il partito che nacque come tentativo di pace tra le FARC e il governo colombiano, e che fu invece decimato in uno dei più brutali stermini politici del continente americano. Il 9 agosto 1994, mentre era alla guida della propria automobile nel quartiere bogotano di Mandalay, Manuel Cepeda Vargas fu assassinato da agenti dello Stato in collaborazione con gruppi paramilitari. Iván aveva trentuno anni.
Nel 2023, la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha riconosciuto formalmente quell’assassinio come parte di un piano sistematico di sterminio politico. Uno Stato che prima uccide i tuoi genitori e poi ti porta davanti a una corte internazionale per riconoscere la propria colpa. Questa è la Colombia in cui Iván Cepeda è cresciuto. Eppure, da quel dolore, non è emerso rancore cieco.Ha studiato Filosofia all’Università San Clemente di Ohrid in Bulgaria, poi si è specializzato in Diritto Internazionale Umanitario all’Università Cattolica di Lione, in Francia. Tra il 1998 e il 2004 è stato costretto all’esilio in Europa dopo aver ricevuto minacce di morte per le sue denunce sui legami tra politici e paramilitari. Ha fondato nel 2003 il Movimiento Nacional de Víctimas de Crímenes de Estado (Movice). Nel 2010 è entrato in Parlamento come rappresentante per Bogotá, con la quarta votazione più alta di tutti i candidati, e dal 2014 è senatore della Repubblica, riconfermato nel 2018 e nel 2022.
Se c’è un filo rosso che attraversa tutta la carriera di Cepeda, è la pace. Nel 2012 è stato facilitatore del processo di negoziazione tra il governo di Juan Manuel Santos e le FARC, il processo che avrebbe portato agli storici Accordi di Pace del 2016. Ha svolto lo stesso ruolo nei dialoghi con l’ELN nel 2015. Nel governo di Petro è diventato uno degli architetti principali della politica di paz total, partecipando in prima persona alle trattative con l’ELN e ai tentativi di dialogo con il Clan del Golfo. Per Cepeda, la pace è una questione di sopravvivenza che ha vissuto sulla propria pelle.
Il suo nome è diventato ancora più noto nell’agosto 2025, quando l’ex presidente Álvaro Uribe Vélez, il potente patriarca della destra colombiana, è stato condannato a 12 anni di detenzione domiciliare per manipolazione di testimoni. La vicenda era iniziata nel 2012, quando Uribe aveva denunciato Cepeda accusandolo di aver presentato testimonianze false contro di lui. Nel 2018, la Corte Suprema aveva archiviato le accuse contro Cepeda e aperto un’indagine su Uribe. Sette anni dopo, quella sentenza è arrivata. Il Tribunale Superiore di Bogotá l’ha in seguito ridimensionata, ma il significato simbolico è rimasto, Cepeda aveva resistito.
Il 26 ottobre 2025, Iván Cepeda ha vinto la consulta interna del Pacto Histórico con 1.186.095 voti, pari al 64,71% dei suffragi, sconfiggendo nettamente l’ex ministra della Salute Carolina Corcho e Daniel Quintero. Un risultato che ha dimostrato come il consenso intorno alla sua figura non fosse un’ipotesi, ma una realtà elettorale concreta. Diverse personalità di primo piano della sinistra colombiana, tra cui María José Pizarro, Gustavo Bolívar e Susana Muhamad, avevano già rinunciato alle proprie ambizioni presidenziali per sostenere la sua candidatura.
Il percorso istituzionale non è stato privo di ostacoli. Il Consiglio Nazionale Elettorale ha annullato la sua iscrizione alla consulta interpartitica di marzo 2026, ritenendo che avesse già partecipato a una consulta interpartidista. Cepeda ha quindi deciso di andare direttamente al primo turno presidenziale del 31 maggio, senza partecipare alla Gran Consulta. Una scelta che ha consolidato la sua posizione come candidato autonomo e autorevole, non dipendente dai meccanismi di coalizione.
Per capire la candidatura di Cepeda, bisogna capire cosa ha costruito Petro. Quando Gustavo Petro è entrato alla Casa de Nariño nell’agosto 2022, era il primo presidente di sinistra della storia moderna della Colombia. Un paese che per decenni aveva visto la sinistra fuori dal governo, e spesso fuori dalla vita, fisicamente eliminata. Quattro anni dopo, il bilancio è concreto.
La Riforma Tributaria approvata nel 2022 è stata definita la più progressiva della storia del paese. Ha introdotto imposte più alte per i redditi più elevati e per il settore degli idrocarburi, senza toccare l’IVA per non colpire le famiglie più povere, generando un gettito stimato di 20 trilioni di pesos tra il 2023 e il 2026.
La Riforma delle pensioni, approvata nel 2024 ed entrata in vigore nel luglio 2025, ha ristrutturato il sistema previdenziale attorno a quattro pilastri, con un “pilar solidario” che garantisce una pensione dignitosa anche a chi non ha raggiunto i requisiti di contribuzione minimi, riconoscendo per la prima volta il lavoro di cura delle donne. In Colombia, nel 2022, solo uno su quattro degli anziani riceveva una pensione.
La Riforma del Lavoro, di cui la deputata Mafe Carrascal è stata la coordinatrice, ha ridotto l’orario settimanale da 48 a 42 ore, ha regolamentato i turni notturni, ha aumentato il congedo di paternità, ha sancito per legge la parità salariale di genere e ha introdotto la priorità alla contrattazione a tempo indeterminato.
La Riforma Educativa ha reso gratuito l’accesso all’università per gli studenti dei ceti più bassi, aprendo le porte del sapere a chi era sistematicamente escluso.
Sul fronte ambientale, la deforestazione si è ridotta del 29% secondo i dati ufficiali, 134 aziende operanti in Colombia si sono impegnate nella transizione verso le energie pulite, e il paese ha aderito all’Accordo di Escazú per la protezione ambientale. Circa 100.000 ettari di terra sono stati acquistati e distribuiti a famiglie contadine nell’ambito della riforma agraria, in attuazione degli Accordi di Pace del 2016 che il governo precedente aveva ignorato.
Non tutto è andato come previsto. La Riforma della Salute non è riuscita a superare il terzo dibattito al Senato. Il piano per la redistribuzione di tre milioni di ettari di terra previsto dagli Accordi di Pace rimane incompiuto. La politica di paz total con l’ELN ha incontrato ostacoli profondi. E il tasso di approvazione di Petro è sceso al 32% a un anno dalle elezioni. Ma la Colombia che vota nel 2026 è oggettivamente diversa da quella del 2022. Più protetta nel lavoro, con più anziani coperti da una pensione, con più giovani che possono accedere all’università.
L’8 marzo 2026, mentre la Colombia rinnovava il suo Congresso, la risposta delle urne è stata inequivocabile. Il Pacto Histórico ha ottenuto 4.413.636 voti al Senato — il 22,72% — superando di oltre un milione di voti il secondo partito, il Centro Democrático (15,62%). Alla Camera, la coalizione ha conquistato 4.338.702 voti e 40 seggi, rispetto ai 26 del 2022. Al Senato, i seggi sono passati da 20 a 25. Per la prima volta nella storia del paese, il Pacto Histórico è la prima forza politica in entrambe le camere del Parlamento.
Dopo quattro anni di governo, con tutte le difficoltà, le opposizioni, gli errori e i risultati, il popolo colombiano ha scelto di confermare quella direzione.
Il programma di Cepeda è, in sostanza, un programma di continuità e approfondimento. Vuole consolidare le riforme sociali già approvate e completare quelle rimaste in sospeso. Sul fronte agrario, punta a trasformare le regioni più dimenticate, oggi enclave del narcotraffico, in territori di sviluppo con accesso all’acqua potabile, alle energie pulite e alle infrastrutture che colleghino l’economia contadina con i mercati nazionali e internazionali.
In politica estera, propone un’autonomia piena: riconoscimento dello Stato palestinese, integrazione latinoamericana, difesa dei migranti, abbandono del modello proibizionista sulla droga. Al centro della sua visione, una parola che ripete con insistenza: “Colombia, potencia mundial de la vida”. Colombia, potenza mondiale della vita. Un paese biodiverso, agroalimentare, in transizione energetica, costruito sulla pace e sulla giustizia sociale.
Contro la corruzione, ha promesso che non ci sarà tregua: “firme e implacabile” è l’impegno che ha preso davanti ai suoi sostenitori l’8 marzo. Per Cepeda, la lotta alla corruzione è una condizione necessaria perché le riforme sociali non vengano svuotate dall’interno.
La strada verso la Casa de Nariño non è priva di ostacoli. Cepeda ha di fronte avversari di peso. Il primo turno è fissato per il 31 maggio 2026, con un eventuale ballottaggio il 21 giugno.
Gli analisti politici lo descrivono come una figura di convizioni profonde, forse più ideologicamente definita di Petro, e con minore tendenza al compromesso con i partiti tradizionali. Questo può essere un limite nella costruzione di maggioranze parlamentari. Ma può anche essere la sua forza. In un paese stanco delle ambiguità, avere di fronte un candidato che sa esattamente cosa pensa e perché, e che lo ha dimostrato con trent’anni di vita politica coerente, può rappresentare una garanzia.
Il secondo tempo è iniziato. Come finirà, lo dirà il 31 maggio. Ma ciò che è già scritto – nei numeri dell’8 marzo, nelle leggi approvate, nelle pensioni pagate, nelle ore di lavoro restituite – non può essere cancellato.
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