
di Federica Cannas
La capitale colombiana ospita oggi uno degli eventi diplomatici più significativi dell’anno per il Sud globale: il 1° Forum di Alto Livello CELAC-Africa, a cui fa seguito la 10ª Cumbre dei Capi di Stato e di Governo della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC). Sullo sfondo di crescenti tensioni geopolitiche e dell’ombra lunga dell’amministrazione Trump, i leader progressisti dell’America Latina hanno scelto Bogotà come palcoscenico per rilanciare l’integrazione regionale e il dialogo con il continente africano.
Tra i leader confermati figurano il presidente colombiano Gustavo Petro, padrone di casa e attuale presidente pro tempore del blocco; il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, arrivato in Colombia nella serata di venerdì 20 marzo; il presidente dell’Uruguay Yamandú Orsi, che assumerà la presidenza pro tempore; e il primo ministro di Saint Vincent e Grenadine.
Tuttavia, l’incontro è considerato il più scarno della storia della comunità. Su un totale di 33 paesi, solo quattro leader hanno confermato la presenza. Dei 20 invitati africani, solo il presidente del Burundi Évariste Ndayishimiye, in rappresentanza dell’Unione Africana, sarà presente.
La convergenza politica tra Colombia e Brasile era già evidente settimane fa. Il presidente brasiliano ha reso noto di aver ricevuto una telefonata da Gustavo Petro nella mattina dell’11 marzo per coordinare temi di integrazione latinoamericana e caraibica in vista dell’evento. Nelle conversazioni, il governo colombiano ha indicato che i due leader hanno affrontato l’importanza di rafforzare l’integrazione latinoamericana e caraibica nel contesto del vertice CELAC-Africa, confermando inoltre la loro partecipazione congiunta all’evento “In Difesa della Democrazia” che si terrà a Barcellona il 18 aprile.
Il Forum CELAC-Africa si svolge al Centro Convegni Ágora Bogotà tra il 18 e il 21 marzo. L’agenda è strutturata attorno a quattro grandi aree di lavoro: cooperazione Sud-Sud per lo sviluppo, riparazione storica e giustizia etnico-razziale, commercio e investimenti, e politica estera con articolazione multilaterale.
Secondo il segretario per l’Africa e il Medio Oriente del Ministero degli Esteri brasiliano, l’obiettivo dell’incontro è riprendere il dialogo con l’Africa, che aveva avuto una forma più strutturata in passato attraverso l’iniziativa America del Sud-Africa (ASA), attiva dal 2006 al 2013, ma poi interrotta.
Con l’Unione Africana e la CELAC che insieme rappresentano quasi due miliardi di persone, l’iniziativa sottolinea il crescente interesse ad espandere la cooperazione economica e diplomatica tra le due regioni.
Un momento simbolico del vertice sarà il trasferimento della presidenza pro tempore della CELAC dalla Colombia all’Uruguay. Questo passaggio avviene in coincidenza con la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale, rafforzando il messaggio birregionale di uguaglianza e dignità dei popoli.
Il governo brasiliano considera l’unità del gruppo un’opportunità per allontanare i tentativi esterni di fare dell’America Latina e dei Caraibi una zona di influenza. Lula intende difendere l’integrazione regionale e criticare le crescenti intimidazioni alla sovranità della regione, ribadendo anche la difesa della neutralità del Canale di Panamá, nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Bogotà 2026 segna un tentativo concreto di costruire ponti tra il Sud globale. La partecipazione di Lula al vertice è vista come parte di una strategia più ampia per rafforzare il ruolo di leadership del Brasile nella costruzione di un ordine internazionale più inclusivo ed equilibrato. Nell’era delle guerre commerciali e dei nazionalismi, l’alternativa che Petro, Lula e Orsi propongono passa per la cooperazione, il dialogo e la solidarietà tra i popoli del Sud del mondo.
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