La coalizione di Gustavo Petro si conferma la prima forza politica del paese con 25 senatori e 40 rappresentanti.

di Federica Cannas  

Mentre la Colombia celebrava la Giornata Internazionale della Donna, milioni di colombiani andavano alle urne per rinnovare il loro Congresso. La risposta che è arrivata dalle urne ha il sapore di una conferma storica. Il Pacto Histórico di Gustavo Petro è la prima forza politica della Colombia, con la bancada più numerosa in entrambe le camere del Parlamento. Una vittoria che fa capire che il progetto della sinistra colombiana non era un’eccezione.

Al Senato, con il 99,56% delle mesas scrutinate, il Pacto Histórico guida la classifica con 4.413.636 voti, pari al 22,72% delle preferenze — la prima forza politica del paese.  Seguono il Centro Democrático con oltre 3 milioni di voti (15,62%), il Partido Liberal con 2,2 milioni (11,71%), l’Alianza por Colombia con 1,9 milioni (9,80%) e il Partido Conservador con 1,8 milioni (9,59%). 

Il risultato in seggi è inequivocabile: 25 senatori, cinque in più rispetto ai 20 del 2022, con il Pacto Histórico che si conferma la prima bancada del Senato.  Alla Camera dei Rappresentanti, la coalizione conquista 40 seggi, con 4.338.702 voti, rispetto ai 26 del 2022.  Una crescita straordinaria in entrambe le camere, che traduce in forza parlamentare concreta il consenso costruito in quattro anni di governo.

Iván Cepeda Castro, candidato presidenziale del Pacto Histórico, ha commentato così i risultati: la coalizione si conferma “la principal fuerza política de Colombia, la más influyente”, la forza più influente del paese.

Tra i risultati più attesi, quello di María Fernanda “Mafe” Carrascal. Rappresentante per Bogotá, capolista del Pacto Histórico alla Camera, è stata rieletta con un consenso straordinario. Il suo nome era tra i più attesi. Difficile immaginare, in quattro anni, una parlamentare che abbia lasciato un segno più profondo nella vita dei lavoratori colombiani.

Mafe Carrascal è stata la coordinatrice della Riforma del Lavoro, approvata nel 2024, una delle conquiste più importanti per le lavoratrici e i lavoratori colombiani in decenni. Stabilità dell’impiego, turni diurni e notturni regolamentati, pagamento dei festivi, aumento del congedo di paternità, parità salariale di genere, riduzione dell’orario settimanale da 48 a 42 ore: dietro ogni parola di quella legge c’è la sua firma, la sua voce, la sua battaglia.

La sua rielezione non è solo una conferma personale. È un messaggio nitido del popolo colombiano. Le riforme fatte in questi anni vanno difese, e chi le ha costruite deve continuare a farlo.

La notte del 8 marzo ha riservato anche una sorpresa carica di significato simbolico. Álvaro Uribe Vélez, l’ex presidente che per oltre vent’anni ha dominato la scena politica colombiana, non è riuscito a ottenere il suo seggio. Collocato in posizione 25 nella lista chiusa del Centro Democrático al Senato, i voti non sono stati sufficienti a portarlo a Bogotá. A 72 anni, l’uomo che fu presidente dal 2002 al 2010 e poi punto di riferimento dell’opposizione a Petro chiude la sua stagione parlamentare.

È la fine di un’epoca. E, forse, l’inizio confermato di un’altra.

Oltre alle legislative, i colombiani erano chiamati a scegliere i candidati presidenziali delle principali coalizioni attraverso tre consulte interpartitiche. Dalla Gran Consulta por Colombia è emersa Paloma Valencia del Centro Democrático, con quasi il 60% dei voti della coalizione. Roy Barreras ha vinto il Frente por la Vida, mentre Claudia López si è imposta nella Consulta de las Soluciones.

Per il Pacto Histórico, il candidato è Iván Cepeda Castro. Senatore, difensore dei diritti umani, figlio di Manuel Cepeda Vargas, dirigente di sinistra assassinato nel 1994, architetto della paz total di Petro. Nell’ottobre 2025 aveva vinto la consulta interna con oltre 1,1 milioni di voti, il 64%. Con i risultati di queste legislative che rafforzano il peso del Pacto Histórico nel paese, Cepeda arriva al 31 maggio, data del primo turno presidenziale, con una coalizione più solida e più radicata che mai.

Gustavo Petro non può ripresentarsi per un secondo mandato consecutivo. Ma i numeri di questa notte raccontano che il suo progetto politico ha messo radici profonde. La Colombia che si avvicina alle presidenziali di maggio non è la stessa di quattro anni fa. È un paese che ha imparato a difendere i propri lavoratori, che ha visto per la prima volta la sinistra governare, che ha scoperto di poterlo fare. Le riforme non sono rimaste promesse, sono diventate diritti, orari, buste paga, congedi di paternità, salari più giusti tra uomini e donne.

Petro lascia la Casa de Nariño senza potersi ricandidare, ma lascia una coscienza politica nuova, radicata nei quartieri, nelle fabbriche, nelle università. Il Pacto Histórico ha vinto grazie al suo governo. 

L’8 marzo 2026 ha il sapore di una data che si ricorderà. Il giorno in cui la Colombia ha votato per un’idea di paese che, fino a pochi anni fa, molti consideravano impossibile.

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