
(Federica Cannas) C’è qualcosa di profondamente simbolico nel vedere due artisti salire sul podio della musica mondiale proprio mentre il mondo sembra aver dimenticato che la bellezza può ancora essere rivoluzionaria. Caetano Veloso e Maria Bethânia, protagonisti di una lunga battaglia culturale che ha attraversato dittature, esili e rinascite democratiche, hanno vinto il Grammy 2026 nella categoria Melhor Álbum de Música Global con il loro “Caetano e Bethânia Ao Vivo”.
Non erano nemmeno presenti alla cerimonia di Los Angeles. Il premio è stato ritirato in loro nome dalla cantante Dee Dee Bridgewater, quasi a sottolineare che per questi giganti della cultura brasiliana non servono red carpet con le star del pop globale. La loro presenza si fa sentire comunque, attraverso le note di un album che è il documento sonoro di un momento irripetibile, il ritorno insieme dopo mezzo secolo dal loro primo spettacolo condiviso.
Il progetto nasceva con l’idea di dieci concerti, niente di più. Ma quando Caetano e Bethânia sono saliti insieme sul palco nell’agosto 2024, il Brasile ha capito che stava assistendo a qualcosa di unico. La domanda del pubblico è stata tale che la tournée si è estesa fino a marzo 2025, toccando le principali città del paese con un repertorio che mescolava i classici delle loro carriere individuali a scelte sorprendenti che testimoniavano come questi artisti non abbiano mai smesso di guardare al presente.
Tra le canzoni proposte c’era anche “Fé” di Iza, trasformata dalla loro interpretazione in un vero manifesto di resistenza culturale. Perché questo è sempre stato il ruolo di Caetano e Bethânia. Prendere la musica popolare brasiliana e farla diventare uno strumento di consapevolezza, di dignità, di opposizione a tutto ciò che vorrebbe omologare e impoverire l’identità culturale del loro paese.
Per Maria Bethânia questa vittoria ha un sapore particolarmente dolce. Si tratta del suo primo Grammy in assoluto, un riconoscimento che la pone in una posizione storica: è la prima interprete di Musica Popolare Brasiliana a vincere quello che viene considerato l’Oscar della musica. Il fatto che questo arrivi proprio nell’anno in cui compie ottant’anni, trasforma il premio in una consacrazione che va oltre il singolo disco. È il riconoscimento di una vita intera dedicata all’arte con rigore assoluto e una presenza scenica che mescola mistica, eleganza e visceraltà.
Per Caetano si tratta invece del terzo Grammy. Ma questo premio ha un peso diverso, perché arriva in un momento in cui la musica brasiliana fatica a trovare spazio nelle classifiche internazionali dominate da ritmi anglosassoni e produzioni standardizzate. Il fatto che un album di Musica Popolare Brasiliana, registrato dal vivo e senza concessioni alle mode del momento, riesca a imporsi su scala globale è un segnale importante.
Chi ascolta “Caetano e Bethânia Ao Vivo” si trova di fronte a un dialogo intimo tra due voci che si conoscono da sempre, che hanno condiviso palcoscenici e lotte politiche, esilio e ritorno in patria. Tra una canzone e l’altra ci sono momenti in cui Bethânia recita versi di Clarice Lispector e Fernando Pessoa, mentre Caetano introduce riflessioni sulla storia della canzone brasiliana, creando un tessuto narrativo che trasforma il concerto in un’esperienza culturale totale.
Il repertorio passa attraverso pezzi iconici come “Alegria, Alegria”, ma anche attraverso omaggi a figure centrali della cultura brasiliana come Gilberto Gil, Chico Buarque. È una celebrazione della Musuca Popolare Brasiliana nella sua forma più pura e allo stesso tempo più contemporanea.
La reazione sui social media brasiliani è stata immediata ed eloquente. Tanti hanno sottolineato come il 2026 stia diventando un anno straordinario per la cultura brasiliana, tra questo Grammy, il Globo d’Oro e la possibile corsa all’Oscar del film “O Agente Secreto”.
C’è in queste reazioni qualcosa che va oltre il semplice orgoglio nazionale. Si percepisce la consapevolezza che in un momento storico in cui la cultura popolare rischia di essere schiacciata tra logiche di mercato sempre più aggressive, la vittoria di Caetano e Bethânia rappresenta la dimostrazione che la qualità artistica, la profondità culturale e l’autenticità possono ancora prevalere. È un messaggio di speranza per tutti quegli artisti che rifiutano le scorciatoie del mainstream e continuano a credere che la musica possa essere qualcosa di più di un prodotto da consumare.
Caetano Veloso e Maria Bethânia fanno parte di quella generazione che negli anni Sessanta ha rivoluzionato la musica brasiliana con il movimento della Tropicália, insieme a Gilberto Gil, Gal Costa e Tom Zé. Era un’epoca in cui fare musica significava anche prendere posizione, rischiare la libertà personale, sfidare un regime militare che vedeva in ogni forma di espressione artistica autentica una minaccia al proprio potere.
Molte cose sono cambiate da allora, ma l’essenza di quella lotta culturale rimane intatta. Caetano, a 82 anni, continua a mantenere lo sguardo inquieto e sperimentale di chi non ha mai smesso di interrogarsi sulle forme dell’arte. Bethânia continua a essere quella che molti considerano l’interprete definitiva del sentimento brasiliano, capace di portare sul palco un’intera visione del mondo.
Questo Grammy non è solo un premio a due carriere straordinarie. È il riconoscimento del fatto che la cultura popolare brasiliana, quella vera, quella che affonda le radici nella terra e nella storia del popolo, ha ancora molto da dire al mondo. E che forse, proprio in tempi difficili come questi, abbiamo più che mai bisogno di voci come quelle di Caetano e Bethânia per ricordarci che l’arte può ancora essere uno strumento di liberazione e di bellezza.
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