
di Federica Cannas
Sarà Barcelona, città di Gaudí, di anarchici e di utopie, ad accogliere, il 17 e 18 aprile 2026, quello che potrebbe essere ricordato come il più grande raduno progressista del nostro tempo.
Sotto il nome di “Global Progressive Mobilisation”, Pedro Sánchez si circonderà di leader progressisti internazionali, tra cui i presidenti Lula da Silva del Brasile e Gustavo Petro della Colombia. Ma la storia di questo incontro nasce in un palazzo presidenziale di Santiago del Cile.
Era il 21 luglio 2025 quando il presidente cileno Gabriel Boric aprì le porte del Palazzo de La Moneda a qualcosa di insolito, una dichiarazione d’amore alla democrazia. Sotto il motto “Democracia Siempre”, Luiz Inácio Lula da Silva, Gustavo Petro, Pedro Sánchez, Yamandú Orsi e Gabriel Boric si riunirono in una giornata di lavoro in difesa della democrazia, del multilateralismo e della lotta alla disinformazione.
Nel palazzo emblematico, icona storica della rottura democratica del 1973, i cinque leader si unirono per articolare una risposta coordinata al consolidarsi di una “internazionale reazionaria” che mette a rischio i diritti sociali e l’equilibrio istituzionale.
Quella giornata a Santiago non era improvvisata. Era la seconda edizione della cumbre progressista. La prima era stata convocata da Lula nel 2023, durante l’Assemblea Generale dell’ONU, e fu lui a proporre Boric come ospite di questa seconda tappa. Un testimone passato di mano in mano, come la fiamma olimpica di un’idea che si rifiuta di spegnersi.
Ora quel seme fiorito a Santiago porta frutti nel Mediterraneo. La cumbre di Barcellona sarà il primo grande atto dell’Internazionale Socialista in Spagna dopo il congresso che ha designato Sánchez come suo segretario generale.
All’evento parteciperanno partiti, sindacati, fondazioni e think tanks di tutti i continenti, con l’obiettivo di difendere la democrazia, i diritti fondamentali, la libertà di stampa, la giustizia sociale, la transizione verde e combattere ogni forma di discriminazione.
Il foro è organizzato dal Partito dei Socialisti Europei, dall’Internazionale Socialista e dalla Progressive Alliance, e si terrà alla Fira de Barcelona, con la partecipazione del presidente della Generalitat Salvador Illa e del sindaco Jaume Collboni.
Accanto a Lula e Petro, figurano il presidente uruguayano Yamandú Orsi, il sudafricano Cyril Ramaphosa, la vicepresidente della Commissione Europea Teresa Ribera e l’ex premier portoghese e presidente del Consiglio Europeo António Costa.
Ciò che rende questo momento straordinario è la continuità narrativa, il fatto che qualcosa si stia costruendo con pazienza e convinzione.
Sánchez era già andato in Cile con Lula, Petro e Orsi per formare un polo progressista iberoamericano con Boric come anfitrione. Da quella foto ufficiale sotto le bandiere, da quegli abbracci nel patio di Los Cañones, a febbraio si erano nuovamente riuniti, questa volta in forma telematica. E poi, in settembre, avevano portato le loro proposte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Ogni passo è stato deliberato. Ogni vertice ha generato il successivo.
L’obiettivo è articolare una rete di cooperazione stabile per contrastare la crescente coordinazione internazionale delle destre nazionalpopuliste, costruire una narrativa alternativa basata su multilateralismo, transizione ecologica e giustizia sociale.
Emoziona vedere dei governanti alzarsi la mattina e scegliere, nonostante i sondaggi, nonostante le polemiche, nonostante i nemici interni ed esterni, di difendere apertamente la parola democrazia.
Come scrissero i cinque leader in una colonna congiunta, “Come leader progressisti abbiamo il dovere di agire con convinzione e responsabilità di fronte a chi vuole indebolire la democrazia e le sue istituzioni.”
Barcellona, il 17 aprile, sarà tutto questo. Una città che profuma di mare e di storia, che ha vissuto la guerra civile e la rinascita, che conosce il valore della difesa della libertà. Una città che torna, ancora una volta, a essere palcoscenico di un’idea grande.
Democracia. Siempre.
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