
di Federica Cannas
Proviamo ad immaginare di dover pagare il caffè, mandare soldi a qualcuno o saldare la bolletta dell’elettricità, tutto in tre secondi, gratis, dal telefono, a qualsiasi ora del giorno e della notte, domeniche e festivi compresi. Fantascienza? No. Brasile, 2026.
Si chiama Pix, ed è il sistema di pagamento istantaneo creato e gestito dalla Banca Centrale del Brasile. Lanciato nel novembre 2020, consente trasferimenti in tempo reale 24 ore su 24, 7 giorni su 7, favorendo l’inclusione finanziaria e semplificando le transazioni per milioni di utenti. Per usarlo non servono lunghi codici IBAN, basta un numero di telefono, un’email, il codice fiscale brasiliano oppure un QR code. In pochi istanti i soldi arrivano a destinazione. Il costo per i privati è zero. Per i commercianti è simbolico. Pix applica una commissione dello 0,33% ai commercianti, contro l’1,13% delle carte di debito e il 2,34% delle carte di credito. I numeri parlano da soli. Il sistema è utilizzato da oltre 170 milioni di cittadini e conta circa 890 milioni di chiavi digitali registrate. Solo nel 2024 ha gestito transazioni per un valore equivalente a circa 4.200 miliardi di euro, pari a quasi due volte e mezzo il PIL brasiliano. Per capire quanto sia radicato nella vita quotidiana, basta un altro dato. Secondo la Banca Centrale del Brasile, oltre il 76% della popolazione, su 211 milioni di abitanti, usa Pix, superando sia le carte di debito che i contanti.
La particolarità di Pix sta nella proprietà. A gestirlo non sono istituti di credito privati né aziende tecnologiche, ma la Banca Centrale stessa. Si tratta quindi di un servizio pubblico. L’idea nacque nel 2016, sotto la presidenza di Dilma Roussef, e proseguì durante i governi di centro di Michel Temer e persino durante quello di Bolsonaro. Un fatto che la dice lunga sulla sua popolarità trasversale. Quando qualcosa funziona davvero, anche i governi ideologicamente opposti evitano di toccarlo.
Ed è esattamente questa natura pubblica a far impazzire Washington. A luglio del 2025, il governo statunitense ha annunciato un’indagine relativa alle presunte pratiche commerciali sleali del Brasile, includendo Pix tra i bersagli principali. L’Ufficio del Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti parla di “trattamento preferenziale” che la Banca Centrale del Brasile accorderebbe al proprio sistema, con presunti svantaggi per i concorrenti privati come Visa, Mastercard e American Express. Tradotto, se tutti pagano gratis con Pix, chi paga le commissioni a Visa e Mastercard? Nessuno. E questo brucia. L’inclusione di Pix nel documento commerciale americano è legata alla cosiddetta Sezione 301, un meccanismo legale che consente agli Stati Uniti di investigare le pratiche commerciali di altri Paesi e, sulla base dei risultati, imporre tariffe o sanzioni.
Ma la disputa su Pix non è nata nel vuoto. Nell’estate del 2025, Washington aveva già imposto dazi superiori al 50% sulle merci brasiliane. La ragione era politica. Trump voleva costringere il governo di Brasilia a scarcerare l’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato per un tentato golpe ai danni dello stesso Lula. Lula ha rifiutato, parlando di ingerenza sulla sovranità nazionale. Lo scontro si è quindi esteso al piano finanziario, con Pix diventato il simbolo di una battaglia più grande. Chi controlla i pagamenti di un Paese ne controlla, in parte, l’economia.
Il 2 aprile 2026, durante una visita ai cantieri del tram di Salvador de Bahia, Lula ha risposto pubblicamente per la prima volta sulla questione: “Il Pix è del Brasile e nessuno ci farà cambiare. Quello che possiamo fare è migliorarlo affinché possa soddisfare sempre di più le esigenze delle donne e degli uomini di questo Paese”. Senza nominare Trump, ma senza lasciare alcun dubbio su chi stesse interpellando. Lula aveva già scritto sul New York Times che il Brasile non può essere penalizzato per aver creato un meccanismo rapido, gratuito e sicuro che facilita le transazioni e stimola l’economia, e aveva aggiunto parlando con la stampa nazionale che Trump è infastidito da Pix perché mette a rischio le carte di credito americane. In risposta all’indagine, il governo di Brasilia ha anche lanciato la campagna O Pix é do Brasil, Il Pix è del Brasile, rivendicando apertamente la sovranità finanziaria come motivo dell’irritazione statunitense.
La storia di Pix, dunque, non è soltanto una disputa commerciale tra due presidenti che non si sopportano. È la dimostrazione concreta che uno Stato può costruire un’infrastruttura finanziaria pubblica, efficiente e gratuita per i cittadini e che, quando ci riesce, i grandi operatori privati perdono potere e denaro. In Italia non esiste un equivalente pubblico di Pix. L’unico progetto vagamente paragonabile è l’euro digitale della BCE, il cui lancio è previsto non prima del 2028-2029.
Nel frattempo, in Brasile, 170 milioni di persone continuano a pagare il caffè in tre secondi, gratis. E Donald Trump continua a essere infastidito da un’app.
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