(Federica Cannas) – Un abbraccio nel sole di Santiago, davanti alla Moneda, alla fine di qualcosa che non finisce davvero. Un abbraccio in cui c’e tutto. Gabriel Boric e Camila Vallejo, due giovani che si sono conosciuti nelle aule e nelle piazze, che hanno marciato insieme, che hanno sognato insieme, si tengono così, con quella naturalezza disarmante di chi ha condiviso ben più di una stagione politica. Hanno condiviso un’idea del mondo.

Era il 2011 quando i licei e le università del Cile si riempirono di ragazzi con i cartelli in mano. Chiedevano istruzione gratuita, chiedevano dignità, chiedevano un paese diverso. Erano giovani, erano idealisti, erano rumorosi. Ma quella generazione aveva la capacità di trasformare la rabbia in proposta e la protesta in progetto.

Boric era tra loro. Camila Vallejo era tra loro. Giorgio Jackson, Gabriel Silber — nomi che avrebbero riempito i giornali per un decennio. Si conoscevano, si fidavano, si volevano bene. E quella rete di fiducia, quell’amicizia nata tra assemblee e manifestazioni, è diventata poi il tessuto connettivo di un governo. Non è una metafora, è letteralmente quello che è successo.

Quando Gabriel Boric è entrato alla Moneda il 11 marzo 2022, a soli 36 anni, il più giovane presidente nella storia del Cile, molti hanno pensato al messaggio vivo Allende. La stessa convinzione che la politica debba servire le persone, che le trasformazioni siano possibili, che valga la pena provarci anche quando il mondo dice che è impossibile.

Salvador Allende è stato sconfitto nel modo più brutale. Eppure il suo messaggio ha vinto, non è andato perduto, si è depositato nella coscienza del popolo cileno come un seme, e ha aspettato. Ha aspettato cinquant’anni, e poi quei ragazzi nelle piazze del 2011 lo hanno trovato lì, ancora vivo, ancora urgente. La storia non si cancella. 

Governare non è manifestare. E Boric lo ha scoperto sulla propria pelle. I quattro anni della sua presidenza sono stati intensi, a tratti difficili, mai banali. La riforma pensionistica, il sistema sanitario universale, la lotta alla disuguaglianza. Obiettivi ambiziosi in un paese attraversato da tensioni profonde. Il referendum costituzionale del 2022, quella grande scommessa per riscrivere la costituzione di Pinochet, è stato sconfitto, e il colpo è stato duro.

Ma Boric non ha abdicato alla propria visione. Ha continuato a spingere per politiche sociali concrete: aumento del salario minimo, riforma del sistema pensionistico, pensioni di garanzia per le donne, lotta alla corruzione. Ha governato in un equilibrio precario, con un Congresso frammentato, con una destra che non gli ha fatto sconti. E tuttavia qualcosa si è mosso, qualcosa è cambiato nella vita reale di milioni di cileni.

E poi c’è l’altra storia. C’è Paula Carrasco, la compagna. C’è la piccola Violeta, nata durante la presidenza, portata al balcone della Moneda mentre una folla oceanica riempiva Plaza de la Constitución di bandiere e colori. Boric che la bacia sulla guancia con quel gesto semplice, totale. Un presidente che ama senza calcolare quanto sia conveniente mostrarlo.

“Gracias por ser refugio en la tempestad”, ha scritto nel suo post d’addio. Grazie per essere rifugio nella tempesta. Poche parole, ma vere come poche. Perché la politica vera, quella che cambia le cose, quella che sopporta le sconfitte e torna a provarci, ha bisogno di un luogo dove tornare la sera. Ha bisogno di qualcuno che ti dica che vale la pena.

L’amicizia con Camila Vallejo, l’amore per Paula, la tenerezza per Violeta. Non sono accessori della storia politica di Boric. Ne sono il motore. Ne sono il senso.

Quello che colpisce di queste immagini — l’abbraccio, la folla, il bacio, Violeta che guarda il mondo con occhi ancora ignari — è la loro semplicità. Non c’è calcolo comunicativo. C’è soltanto la vita, che irrompe nella storia e la rende umana.

Forse è questo l’insegnamento più prezioso di questi quattro anni cileni. La politica, quando è vera, non si separa dall’umanità di chi la pratica. E l’amicizia, l’amore, la fedeltà alle proprie origini sono la ragione per cui si va avanti anche quando è difficile. Sono la ragione per cui si tiene duro.

Il messaggio di Allende non è andato perduto. Si chiama Violeta. Si chiama futuro.

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