Ieri, il Palacio de La Moneda, cuore della politica cilena e teatro del più cruento dei tradimenti, ha ospitato un evento che, per forza simbolica e portata politica, segna una tappa fondamentale nella storia dell’America Latina. Proprio lì, dove 52 anni fa si consumava il golpe militare che pose fine alla vita e al sogno di Salvador Allende, si è tenuto il vertice “Democracia Siempre”, convocato dal presidente Gabriel Boric e animato dalla presenza dei leader progressisti di Brasile, Spagna, Uruguay e Colombia, Luiz Inácio Lula da Silva, Pedro Sánchez, Yamandú Orsi e Gustavo Petro.
Un vertice dal valore simbolico immenso, carico di senso e visione. Un momento di alta politica che restituisce dignità a quella parola, democrazia, troppo spesso svuotata, tradita. Ma che ieri ha ripreso vita.
Salvador Allende, da quella stessa Moneda che non volle abbandonare, aveva lanciato un ultimo, potente messaggio “La storia è nostra, e la fanno i popoli”. Oggi, quell’eco ha preso forma durante un incontro che ha celebrato la democrazia come battaglia concreta, urgente, da combattere con coraggio e strumenti nuovi.
Boric lo ha detto chiaramente. La democrazia oggi non è minacciata solo da carri armati o generali. È messa sotto assedio dalla disinformazione, dall’odio sistematico sui social, dalle disuguaglianze sociali, dalla corruzione, dalla concentrazione del potere, dall’indifferenza. E soprattutto da una certa arroganza globale, che ha il volto minaccioso di leader come Trump e Netanyahu, capaci di alimentare conflitti, costruire muri, deridere la giustizia.
In questo contesto, l’incontro di Santiago è il seguito concreto del patto tra governi progressisti nato durante l’Assemblea Generale dell’ONU nel 2024. Oggi quell’impegno prende forma e si rafforza, puntando su tre assi fondamentali: la difesa della democrazia e del multilateralismo, il contrasto alle disuguaglianze sociali e la regolamentazione delle tecnologie digitali per fermare la deriva dell’odio.
Non parole al vento, ma proposte politiche reali. Una dichiarazione congiunta sarà presentata a settembre all’ONU. Una piattaforma comune per restituire senso, partecipazione e giustizia al verbo “governare”.
Ma la vera forza dell’incontro è stata il luogo. I presidenti si sono seduti lì dove il fumo nero usciva dalle finestre nel settembre del 1973. Dove Salvador Allende scelse di non arrendersi. Dove nacque la ferita più profonda della democrazia cilena.
Quel luogo, profanato dalla ferocia del golpe, attraversato da decenni di lutti e silenzi, ieri è diventato spazio di riscatto. Di fronte a leader che non si limitano a evocare il passato, ma costruiscono con passione il futuro.
In Europa, e più in generale nel mondo, momenti del genere sono sempre più rari. A Santiago del Cile è accaduto qualcosa di straordinario. Una saldatura tra memoria, presente e futuro. Un patto non solo tra governi, ma con la società civile, con i giovani, con il mondo della cultura, con il pensiero critico. Insieme a Boric e agli altri capi di Stato, infatti, erano presenti anche figure come Michelle Bachelet, Joseph Stiglitz, Susan Neiman e Ha-Joon Chang. Non a caso l’incontro è stato accompagnato da un festival con incontri, dibattiti e momenti artistici, che ha coinvolto anche organizzazioni sociali, movimenti giovanili e centri di pensiero.
Nel documento firmato dai cinque leader si legge una frase chiave: “Risolvere i problemi della democrazia con più democrazia, sempre”.
È la risposta diretta al clima cupo del presente. Un mondo sempre più polarizzato, spinto da pulsioni autoritarie, segnato da guerre, chiusure, repressioni. Un mondo in cui la democrazia si logora se non viene nutrita ogni giorno. E nutrirla significa riformarla, restituirle senso, ascoltare chi oggi si sente tradito da essa. Significa condannare le derive autoritarie, ma anche proporre alternative credibili, quali giustizia sociale, redistribuzione della ricchezza, istruzione, dignità, diritti.
È su questa base che l’iniziativa “Democrazia Sempre” si propone non come un esercizio retorico, ma come progetto politico e culturale. Un processo collettivo che coinvolge tutte e tutti. Perché la democrazia non si costruisce solo a partire dai governi. Senza il protagonismo delle persone, la partecipazione attiva, la forza della cultura e del pensiero critico, ogni istituzione rischia di diventare involucro vuoto.
Questo incontro rappresenta un punto di svolta. Non solo un omaggio al pensiero del grande presidente cileno, ma una sua attualizzazione viva e concreta. La visione democratica, socialista e riformista di Allende trova qui una delle sue realizzazioni più luminose. Nella lotta quotidiana per una democrazia piena, giusta, partecipata.
È il momento di rilanciare il lavoro di studio, formazione, riflessione e attivismo. Di costruire ponti tra generazioni, culture e continenti. Di dimostrare che “la storia è nostra, e la fanno i popoli”.
L’America Latina, con le sue contraddizioni e il suo potenziale, si è rimessa in cammino. E ieri, nel cuore del Cile, ha mostrato al mondo un’altra via. Una via dove la politica è cura del bene comune. Dove la memoria illumina.
Allende, oggi, sorriderebbe.
Perché nel luogo dove la violenza voleva seppellire ogni speranza, è tornata a fiorire l’idea ostinata e nobile che la democrazia merita di essere difesa. Sempre.
Perché ogni volta che qualcuno la difende con passione e visione, il sogno di Allende riprende a camminare.


La Presidente
Federica Cannas

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