di Federica Cannas

Agli elettori brasiliani restano ancora le urne. Dio, a sentire Abelardo de la Espriella, avrebbe già scelto il candidato. Il presidente colombiano assicura a Flávio Bolsonaro che il cielo metterà una mano sul Brasile e gli riserverà un futuro meraviglioso. La Provvidenza viene così arruolata nella campagna elettorale, senza neppure il fastidio di chiederle un’intervista.

L’intervista, del resto, la fa Bolsonaro. Il candidato alla presidenza brasiliana conversa con il presidente della Colombia, che lo sostiene apertamente, in un incontro presentato come storico e durato una ventina di minuti. È la prima intervista concessa da De la Espriella dopo due mesi al potere. Una scelta eloquente. Chi dovrebbe rispondere delle proprie decisioni si affida alle domande di chi ha interesse a celebrarle. Il giornalismo perde un posto a sedere, la propaganda ne guadagna due. 

Flávio, senatore e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arriva al confronto dopo aver preceduto Lula al primo turno del 4 ottobre. Il ballottaggio è fissato per il 25. Eppure, nella conversazione si parla già della sua eventuale cerimonia d’insediamento. De la Espriella sarebbe felice di partecipare, spiega, ma ha promesso di restare in Colombia per quattro anni. Gli offrirà il proprio sostegno a distanza. Per il momento, insomma, l’internazionalismo delle destre funziona benissimo in videochiamata. 

Sarebbe facile fermarsi alla curiosità di un presidente che racconta le proprie preferenze politiche e gastronomiche a un amico straniero. La questione è più seria. Questo scambio mostra come un’esperienza di governo possa diventare materiale promozionale per la campagna di un altro Paese. Il messaggio implicito è semplice, quasi un’offerta commerciale. Il modello funziona qui, acquistatelo anche voi.

Il prodotto principale è la sicurezza. Flávio Bolsonaro propone di classificare le organizzazioni criminali brasiliane come terroristiche e prospetta l’ingresso del Brasile nello Scudo delle Americhe, l’alleanza di cooperazione in sicurezza guidata da Donald Trump. Le affinità personali hanno dunque un possibile seguito politico, fatto di alleanze, strumenti repressivi e rapporti con Washington. 

Poi arrivano i cadaveri. De la Espriella rivendica le immagini che lo mostrano tra i sacchi contenenti i corpi degli uccisi e presenta l’indignazione della sinistra come una ragione per insistere.  È il passaggio che rivela meglio il meccanismo. Quando il disgusto dell’avversario diventa una misura del successo, anche la morte può servire a ottenere una reazione, occupare lo schermo, consolidare un’appartenenza.

La richiesta di sicurezza dei colombiani merita una risposta concreta. Chi vive sotto estorsione, chi teme un sequestro, chi subisce il potere dei gruppi armati ha ragioni molto più urgenti di quelle di un commentatore. Proprio per questo, valutare un governo richiede qualcosa di più della sua capacità di produrre immagini impressionanti.

Anche Dio, in questa conversazione, svolge una funzione precisa. Attribuire al cielo una preferenza elettorale permette di presentare il proprio schieramento come moralmente superiore, lasciando agli altri la scomoda parte di chi voterebbe contro il bene. È una scorciatoia potente, perché un programma si può discutere, una promessa si può smentire, mentre il mandato della Provvidenza arriva senza possibilità di verifica. Il credente che sceglie Lula dovrebbe sentirsi meno credente? Quando un leader si appropria della fede per distribuire patenti di virtù, persino il dissenso rischia di diventare un peccato. Con il vantaggio, per il candidato benedetto, di poter evitare qualche domanda terrena.

È qui che l’intervista tra amici diventa politicamente interessante. La fede garantisce il futuro, la durezza certifica il presente, il consenso reciproco evita le domande scomode. Persino la democrazia può essere trasformata in una decorazione da appuntare al candidato preferito.

Gli elettori brasiliani dovranno scegliere un presidente, con conseguenze concrete per il lavoro, i diritti, la sicurezza e le istituzioni. Meriterebbero di conoscere risultati, costi e limiti del modello che viene proposto loro. La benedizione è già arrivata. Il rendiconto sarebbe più utile.

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