
di Federica Cannas
C’è un concetto nel romanzo 1984 di George Orwell che vale più di mille analisi geopolitiche, fatte con il tono grave di chi spiega il mondo agli altri. Si chiama Doppio Pensiero, la disciplina coltivata con cura di credere simultaneamente a due cose radicalmente contraddittorie senza provare il minimo imbarazzo. Non è ipocrisia nel senso comune del termine. È qualcosa di più sofisticato e di molto più pericoloso. È il meccanismo con cui chi detiene il potere riscrive la realtà mentre la sta producendo, cancella il crimine mentre lo commette, pronuncia la parola libertà mentre stringe il cappio. Orwell lo aveva immaginato come strumento di un regime totalitario cupo e grigio, collocato in un futuro distopico. Non aveva immaginato, o forse sì, e questa è la parte che fa più paura, che sarebbe diventato semplicemente la politica estera degli Stati Uniti d’America.
Prendiamo Gaza, perché da Gaza non si può distogliere lo sguardo senza rendersi complici di qualcosa. Il governo israeliano ha ucciso decine di migliaia di civili, demolito ospedali, polverizzato scuole, cancellato quartieri interi dalla faccia della terra con una sistematicità che non lascia spazio a nessuna interpretazione ambigua. Il diritto internazionale viene violato ogni giorno, ogni ora, con la precisione industriale di chi sa di non dover rispondere a nessuno. Eppure Washington continua a fornire armi, continua a garantire copertura diplomatica, continua ad apporre il veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ogni volta che il mondo prova a dire basta. Netanyahu riceve il sostegno pieno, dichiarato, orgoglioso dell’amministrazione Trump, mentre gli stessi funzionari americani parlano con voce ferma di diritti umani, di sovranità dei popoli, di ordine internazionale fondato sulle regole. Quali regole, verrebbe da chiedere. E soprattutto, regole per chi. Ma il Doppio Pensiero non si imbarazza di fronte a questa domanda. La dissolve nell’aria.
Poi c’è il Sudamerica, da decenni il laboratorio più rivelatore di questa doppiezza, il luogo dove gli Stati Uniti hanno sempre preteso il diritto di decidere chi governa, chi resiste e chi deve cadere. L’America Latina che prova a essere sovrana, sovrana davvero, non sovrana nel perimetro che Washington le concede, è un’America Latina che disturba, che viene sorvegliata, destabilizzata, asfissiata con le sanzioni o infiltrata con le reti di influenza. Il Venezuela di Maduro è da anni nel mirino. Sanzioni economiche che colpiscono prima di tutto la popolazione comune, tentativi di golpe, riconoscimento di governi paralleli che non governano nulla, pressioni su ogni paese confinante perché si allinei. La narrazione ufficiale parla sempre e soltanto di difesa della democrazia, di solidarietà con il popolo venezuelano che soffre, come se le sanzioni americane non contribuissero attivamente a quella sofferenza. Nel frattempo, la stessa amministrazione che asfissia Caracas ha graziato Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato negli Stati Uniti a quarantacinque anni per narcotraffico, e attraverso le reti costruite attorno a quella grazia lavora attivamente per condizionare le elezioni ovunque in America Latina un governo progressista abbia la pretesa di esistere. Finanziamenti opachi, operazioni di disinformazione, pressioni sui media, algoritmi elettorali modificati. Una macchina sofisticata e ben oliata costruita con un solo scopo, decidere dall’esterno chi ha il diritto di governare popoli che nessuno di quei decisori ha mai incontrato. Quando questa cosa la fanno gli Stati Uniti si chiama promozione della democrazia, assistenza tecnica, sostegno alla società civile. Questo è il Doppio Pensiero. Una pratica di governo quotidiana, istituzionalizzata, esportata con la stessa disinvoltura con cui si esportano armi e dollari.
Orwell scriveva che il Doppio Pensiero richiede un esercizio incessante. Bisogna sapere di mentire e allo stesso tempo credere sinceramente alla propria verità, bisogna essere consapevoli del crimine e allo stesso tempo convinti della propria innocenza. Non è cinismo puro, perché il cinismo almeno sa quello che fa. È qualcosa di più oscuro. È un sistema che si autoassolve mentre si contraddice, che usa il linguaggio della libertà per coprire le pratiche della dominazione, che chiama ordine ciò che è privilegio e chiama caos ciò che è semplicemente resistenza. Ogni volta che Washington parla di democrazia in Venezuela e tace su Gaza, ogni volta che condanna le elezioni che non gradisce e finanzia le reti per alterare quelle che teme, ogni volta che Trump stringe la mano a chi ha condannato e punta il dito contro chi ha eletto liberamente il proprio governo, il Ministero della Verità è aperto, è operativo, produce realtà con la precisione di una catena di montaggio.
Il Grande Fratello di Orwell aveva il volto stampato su tutti i manifesti, enorme e inconfondibile. Quello di oggi non ha bisogno di manifesti. In giacca e cravatta parla con la voce ferma di chi sa di avere ragione per definizione, di chi non ha mai dovuto rendere conto a nessuno e non intende cominciare adesso. Orwell aveva scritto un avvertimento per il futuro. Noi quel futuro lo stiamo vivendo, e continuiamo a citare 1984 come se parlasse di qualcun altro.
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