di Federica Cannas

C’è un filo che lega tutto ciò che Camila Vallejo, politica e attivista cilena e Ministra Segretaria Generale del Governo del Cile nel governo Boric, ha detto nella sua prima intervista dopo l’uscita da La Moneda, ed è un metodo prima ancora che un programma politico. Lo racconta con la precisione di chi ha osservato il potere da vicino. Si introduce qualcosa di scandaloso, lo si mette in discussione, e mentre l’opinione pubblica si abitua all’idea che se ne stia parlando, il limite si è già spostato.

Camila Vallejo cita come esempio il progetto “Escucha su corazón”, che imporrebbe alle donne di ascoltare il battito cardiaco fetale prima di accedere all’aborto nei casi consentiti dalla legge cilena. Più ancora del contenuto della proposta, sostiene, conta il suo effetto politico. Portare quel tema nel dibattito significa rendere progressivamente accettabili posizioni che fino a poco prima sarebbero apparse estreme.

Lo stesso schema, per l’ex ministra Vallejo, spiega il carattere del governo nel suo complesso. Un’ultradestra, quella di Milei, di Trump, di Bolsonaro, quella a cui lo stesso Kast partecipava già prima di diventare presidente attraverso i summit ultraconservatori, che condivide un’agenda comune articolata a livello internazionale, applicata con stili diversi ma con lo stesso fondo. Kast ha semplicemente una forma più sobria di dire le stesse cose. Ed è a questo governo che Vallejo attribuisce quella che definisce senza mezzi termini una “gran estafa”, la promessa di sicurezza che più di ogni altra ha mobilitato il voto verso Kast, quella mano dura che avrebbe dovuto abbassare drasticamente gli omicidi e che si è invece tradotta in improvvisazione. La sicurezza, dice, è stata l’amo per catturare i voti di chi si sentiva abbandonato di fronte all’insicurezza, una promessa che fino ad oggi non si è concretizzata, e che la gente sta sentendo sulla propria pelle nei quartieri.

La stessa logica del costo scaricato sui più deboli, secondo Vallejo, attraversa anche la Ley Miscelánea e il piano di ricostruzione promossi dal governo. Misure su combustibili, giornata lavorativa e indennizzi che finiscono per mettere, con le sue parole, una classe sopra l’altra, trasferendo il peso economico verso il basso mentre si alleggerisce il carico su chi sta già meglio. È la stessa impronta ideologica della promessa di sicurezza, applicata stavolta al terreno economico: annunci ad alto impatto simbolico, esecuzione che ricade sui più fragili.

Sul piano del metodo di governo, l’accusa di Vallejo è invece quella di una sparizione pianificata. Da mesi il Cile non ha più un portavoce riconoscibile, la funzione è stata assorbita dal ministro dell’Interno, che, nota Vallejo con un’ironia che è anche un atto d’accusa, non fa mai vocerías. È lo stesso meccanismo del limite spostato applicato alla comunicazione istituzionale. Si toglie gradualmente l’obbligo di esporsi ogni giorno davanti alla stampa, finché la sua assenza diventa normale, quasi impercettibile.

Non stupisce che proprio su questo terreno Vallejo abbia toccato la vicenda di Mara Sedini, la donna che quel ruolo lo ha ereditato da lei per pochi mesi prima di essere allontanata insieme alla ministra della Sicurezza Trinidad Steinert, entrambe rimpiazzate da uomini alla guida dei rispettivi dicasteri. Sedini aveva detto pubblicamente di non voler assomigliarle nemmeno un po’. Camila Vallejo non ha replicato nel merito personale, ma ha descritto l’uscita delle due donne come un “ninguneo muy fuerte”, uno sminuimento istituzionale, il modo di liberarsi di entrambe insieme perché nessuna restasse sola ed esposta, e di sostituirle con figure maschili in un pattern che lei legge come sintomo, non come coincidenza.

Il filo che lega l’aborto, la sicurezza, l’economia, la vocería sparita e l’uscita delle due ministre non è casuale, è lo stesso disegno di potere raccontato da cinque angolazioni diverse, un governo che avanza spostando i limiti quando gli conviene e si ritira dall’esposizione pubblica quando l’esposizione non gli conviene più. Vallejo, che ha scelto di restare in ombra per mesi proprio per non fornire a Kast un bersaglio visibile, ha infine deciso che il silenzio aveva smesso di essere una strategia utile. E ha chiuso, insieme a tutto il resto, anche una porta sul proprio futuro immediato. Niente Congresso, niente Senato. Un dibattito, dice, ormai troppo intossicato perché valga la pena rientrarci.

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